La rete degli etno-musei comunitari
I musei comunitari costruiti attraverso le mingas, le tradizionali giornate di lavoro comunitario, e con il supporto del progetto di cooperazione internazionale realizzato dal COSV di Milano e dall’associazione boliviana ASUR, sono piccoli etno-musei che arricchiscono i paesaggi unici del Salar con la ricchezza culturale che le comunità ancestrali possono esprimere. Fino ad ora, pochi Tour Operator e agenzie turistiche hanno proposto visite culturali, a lato dell’offerta dei percorsi paesaggistici e naturali. Tuttavia queste comunità hanno un’immensa ricchezza da condividere con i turisti e i viaggiatori, tanto a livello storico quanto a livello tessile, rituale e musicale. Questo patrimonio si può ora visitare nella rete degli etno-musei comunitari del Salar. I musei comunitari vogliono essere non solo luoghi di esposizione dei reperti ma soprattutto luoghi deputati al confronto, gestiti direttamente dalle comunità, che ne può trarre una fonte alternativa di reddito; la comunità stessa ha proposto come allestire le sale del museo, scegliendo quegli oggetti della cultura materiale che ritenevano espressione della loro identità. Gestiti dalle comunità a rotazione, sono una fonte di reddito alternativa per la sussistenza delle famiglie, diventando strumento di sviluppo economico, sociale e culturale.
Etno-museo del sale e del lama, Colchani
Prima di iniziare l’esperienza di scoprire la distesa di sale più grande del mondo, si incontra il Museo del Sale e del Lama, costruito con blocchi di sale, nel rispetto dell’armonia dell’ambiente circostante.Visitando le sale del museo, si capisce il ruolo fondamentale del lama nell’economia della popolazione del Salar: fino a non tanti anni fa, carovane di lama passavano per Colchani, dove venivano caricate con sacchi o blocchi di sale, elemento indispensabile nel baratto per poter acquistare il cibo prodotto nelle zone più a valle.
Proseguendo nelle sale più interne, viene illustrato il processo di lavorazione del sale. Nelle vicinanze, gli artigiani espongono e vendono piccole sculture e oggetti in sale, ricordo di questi paesaggi unici.
Grotta de las Galaxias, Atulcha
Alimento fondamentale della dieta delle popolazioni andine, la quinoa viene oggi riconosciuta in tutto il mondo per le sue incredibili qualità nutritive. Gli Incas la consideravano un alimento sacro, con proprietà sovrannaturali, tanto da venire usata in numerosi riti propiziatori era il re, ad esempio, che nel periodo della semina, aveva l’onore di tracciare il primo solco con una vanga d'oro e deporre il primo seme. Oggi la coltivazione e la raccolta della quinoa avviene con un processo lungo e faticoso, quasi tutto a mano e con pochi attrezzi. La cultura legata alla coltivazione di questa antica e sacra pianta è raccontata all’interno del Micro-Museo comunitario della Quinoa di Atulcha, dalla stessa popolazione che da anni la coltiva. Nelle immediate vicinanze del museo della quinoa, si può visitare la Cueva di Qhatinchu, una grotta-museo dove è stata rinvenuta una mummia e oggetti funerari; dalla grotta si gode una favolosa vista sul Salar.
Museo de la Quinua, Atulcha
La Grotta della Galaxia e l’artigianato di Aguaquisa. Una breve deviazione di 15 minuti, in direzione San Pedro de Quemes permette di visitare la Cueva del Diablo e la Gruta de las Galaxias, dove le alghe fossilizzate che pendono dal tetto della grotta danno l’impressione di trovarsi sotto il mare. In una seconda grotta trasformata in museo archeologico la comunità ci descriverà i diversi oggetti ritrovate nelle numerose grotte che costellano le colline circostanti. Dopo la visita ai musei, la comunità sarà lieta di illustrare il processo di lavorazione nel laboratorio artigianale, dove si potranno acquistare manufatti-sculture in legno di quenoa e di cactus.
Etno-museo Pelca
Situato lungo il cammino che da Potosì porta d Uyuni, questo etno-museo racconta la cultura della civiltà Yura, civiltà pre-colombiana che si insediò nei territori che attualmente fanno parte del dipartimento di Potos’, Chuquisaca, Oruro, tra il 300 e il 1450 d.c. Nella sala archeologica, sono esposti alcuni oggetti di ceramica che gli stessi “comunarios” hanno trovato nella zona intorno alle loro case. Un’altra sala mostra i costumi tipici degli antenati della popolazione Yura en ella sala centrale, attraverso delle grandi fotografie, viene spiegata l’organizzazione dell’ayllus, ovvero la struttura politica delle civiltà pre-incaiche e incaiche. Nell’ultima sala sono esposti gli strumenti e i tessuti tradizionali con i colori tipici dei “yurenos”; tessuti che richiamano i motivi originari possono essere acquistati nel piccolo negozio del museo. Un’associazione di tessitrici espone e vende infatti vari manufatti, tessuti con il tradizionale telaio a pedale, in lana di alpaca o pecora e tinti con colori naturali tratti da piante e erbe raccolte nella zona.
Etno-museo Kausay Wasy - San Juan de Rosario
Dopo aver attraversato la “Valle dei soldati di pietra” si arriva all’ultimo degli etno-musei comunitari, il museo Kausay Wasy di san Juan de Rosario, che racchiude i vari resti incontrati nelle necropoli della regione e in quella a pochi passi dal museo, dove “fioriscono” formazioni di stromatoliti ( fossili) pietrificati a forma di uova giganti. Nel laboratorio artigianale si possono apprezzare pezzi unici di artigianato in cactus, queñua, pietra vulcanica e piccoli ricami che riproducono i paesaggi e la fauna del salar.
Necrópolis y Museo Kausay Wasy
La rete degli etno-musei permette di conoscere il contributo che ogni comunità apporta alla cultura del Salar, sinonimo non solo di paesaggi spettacolari ma anche di una cultura millenaria e di comunità ospitali.