Programma di turismo responsabile ne Salar di Uyuni

Tinkuna, questo sito, i viaggi proposti, sono alcuni dei risultati che il COSV, in collaborazione con ASUR - Antropólogos del Sur Andinos - e le comunità del Salar hanno raggiunto attraverso il progetto pilota di turismo responsabile nel Salar dello Uyuni, in Bolivia.

Per noi operatori del COSV che questo progetto lo abbiamo studiato e realizzato, per i nostri partner boliviani che ne hanno seguito tutti gli sviluppi e per le comunità con cui abbiamo lavorato, il termine “Turismo Responsabile” non ha nulla di ideologico. Fare turismo responsabile significa cercar di favorire migliori condizioni di sviluppo per quelle popolazioni indigene che vivono ai margini di risorse paesaggistiche naturali uniche, tali da rappresentare potenzialmente una ricchezza, appunto di turismo. 

 

Questo è il turismo che attraverso il progetto e le popolazioni di quei luoghi unici quanto fragili si vuole promuovere.

Formulare un percorso e un pacchetto di turismo responsabile che contribuisse a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali, questo è stato l’obiettivo, la meta del progetto: ma proprio per arrivare ad un turismo responsabile, il progetto ha proceduto per tappe, realizzando attività, corsi e incontri per approdare alla definizione di un percorso e di un turismo responsabile.

 

Recuperare la cultura delle comunità ancestrali del Salar: Yura, Colchani, San Juan, Aguaquiza, Atulcha, Incahuasi sono nomi che compaiono sempre più spesso sulle cartine e le mappe turistiche, nomi di luoghi che però non riflettono la forte identità e ricchezza di chi li abita. Ricerche, interviste, raccolta delle culture, delle tradizioni, dei riti che trasmessi oralmente rischiano di perdersi, insieme ai tanti che decidono di abbandonare il Salar; le abbiamo restituite alla comunità, legittima proprietaria, e condivise nei corsi di formazione.

 

Con le mingas, le giornate di lavoro comune, sono stati costruiti piccoli musei comunitari, tutti diversi, costruiti con il materiale reperibile in loco e che valorizzano la cultura materiale propria di ogni comunità: il museo del sale a Colchani, il museo dei rituali nell’isola Incahuasi, il museo della quinoa ad Atulcha.

Musei intesi non tanto come esposizione di reperti ma come luogo deputato al confronto, gestiti direttamente dalle comunità, che ne può trarre una fonte alternativa di reddito.

 

I corsi di artigianato hanno dato forma alle materie prime reperibili in ogni villaggio: la ceramica a Yura, il sale a Colchani, il legno di cactus (morto!) a San Juan, il legno di queñua ad Atulcha, i ricami ad Aguaquiza. Nei laboratori artigianali, costruiti o riabilitati, ora le comunità possono lavorare insieme, pianificare la vendita e la promozione dei loro manufatti e accompagnare i turisti a vedere le tecniche di lavorazione del sale e del legno di cactus. 

 

Attraverso tutte queste tappe le comunità hanno iniziato a riappropriarsi del loro territorio e delle loro attrazioni turistiche: hanno partecipato a fiere artigianali e a convegni di turismo responsabile, promuovendo il progetto e la loro cultura.

Da questa riappropriazione è nata l’associazione di turismo comunitario Tinkuna, che vuole riunire le diverse realtà comunitarie della regione del Lípez per offrire un’accoglienza turistica speciale, di qualità e sostenibile, con l’obiettivo di diventare una “central de reserva” ed essere un interlocutore diretto per i viaggiatori e i tour operator.

 

Il progetto ha voluto sperimentare la “contaminazione” con il settore profit, il settore dei tour operator e delle agenzie boliviane e italiane, che con la loro professionalità possono incanalare la voglia e la ricerca dei viaggiatori di viaggi unici e diversi con il rispetto delle condizioni ambientali e culturali, e garantire la sostenibilità degli sforzi e dei risultati raggiunti.

 

Questo è il progetto, il viaggio intrapreso per arrivare al percorso e alla promozione del turismo, di un turismo”responsabile” lungo il Salar, un luogo fatto di sensazioni e di persone oltre che d’immagini e di panorami estremi, di cui le comunità tornino ad esserne i veri custodi, con una vita dignitosa in cambio della tradizionale cura di quell’immenso monumento di sale che un giorno, forse, conobbe la nascita del mondo.